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Passito? Della Cantina Sociale, grazie!

L’inizio della vendemmia porta sempre ad un momento importante, la raccolta dell’uva da destinarsi alla produzione del vino passito. Si scelgono i grappoli migliori, quelli spargoli, che durante l’estate hanno avuto un’esposizione costante al sole e che presentano un colore ambrato con riflessi rosati e che provengono dai vigneti migliori. Oltre a tutto questo per il viticoltore la raccolta di queste uve è una cosa ambiziosa a cui tiene particolarmente perchè sa, che quei grappoli, saranno utilizzati per produrre la bottiglia più importante, quella più pregiata. La ricerca del grappolo perfetto da posare nei plateau diventa maniacale, complessa e molto lunga. Si gira per tutte le vigne, con attenzione e pazienza; si cerca e si scruta e quando si trova, si taglia e si deposita un singolo strato di uva nelle cassette, come se si stesse poggiando un bicchiere di cristallo perchè quei grappoli dovranno rimanere lì fino a marzo. I quantitativi raccolti sono davvero limitati per ogni singolo socio perchè i grappoli con le caratteristiche perfette sono davvero pochi. Ma perchè una Cantina Sociale dovrebbe avere un valore aggiunto nella produzione di vino passito rispetto ad un singolo produttore che di norma, ha delle piccole superfici in zone limitate? Semplice, immaginate i 250 viticoltori della Cantina della Serra, sparsi su 22 comuni differenti che cercano i grappoli da passito nelle loro migliori vigne su di una superficie complessiva di circa 70 ettari. Ora sapete e fate le vostre scelte! 🙂

Stay tuned!

Articolo a cura di Marcello Borsetto

Primavera con temperatura record e le viti vanno di corsa!

Si chiude la terza primavera più calda dal 1753 in Piemonte superata solo da quelle del 2007 e del 2011 e alla pari con il 1997, dovuta soprattutto alle temperature estremamente miti del mese di marzo (+2.5° C di media). Inoltre è stata una delle meno piovose con 167 mm registrati a Torino (60% circa della media degli ultimi 30 anni) anche se ce ne sono state di più secche e asciutte (il 1955 e il 1997 con 25mm).
Questi fattori hanno portato a un anticipo notevole dello sviluppo vegetativo delle viti: fioritura con 10-15 giorni di vantaggio sul 2016, e in linea con le annate “bollenti” 2003 (in cui furono però i mesi da giugno in avanti soprattutto a registrare record) e 2007.
Unico intoppo in questa prima parte di stagione sono state le diffuse gelate dei giorni 19-20-21 aprile, con minime scese sotto lo zero in molte zone, che hanno causato danni alla vegetazione già piuttosto sviluppata, anche ingenti in alcuni vigneti (come documentato dai media nazionali). Tali abbassamenti non rappresentano un record perché sovente in Piemonte e nel Nord-Italia si sono rilevati fenomeni simili, il problema quest’anno è stato che la vegetazione era già molto in anticipo. In questi vigneti la produzione sarà ridotta e addirittura azzerata nei casi più gravi.
Le condizioni climatiche di questa primavera sono molto favorevoli alla vite perché lo sviluppo dei funghi parassiti viene ostacolato, ….un po’ meno al lavoro dei viticoltori che devono rincorrere la vegetazione che cresce in maniera accelerata e obbliga a veri tour de force nei vigneti.

Responsabile vigneti

Luciano Laiolo

Una nuova minaccia la Popillia Japonica

Arriva dall’Ovest della lombardia l’ultima minaccia “made in Japan” della nostra viticoltura. Il suo nome è Popillia japonica appartenente all’ordine dei Coleotteri famiglia degli Scarabeidi. Ciò significa che è contraddistinto da una spessa corazza verde brillante, dalle elitre (ali) ramate ed una dimensione, per gli esemplari adulti, si attesta attorno ai 10 mm di lunghezza e 6mm di larghezza.

Questo Coleottero è perfettamente  in grado di attaccare mangiando la vegetazione di molte specie vegetali: dalla soia al mais, dall’ actinidia al pomodoro e per finire sulla vite. Il pericolo di questo insetto è sicuramente la propagazione nel nostro habitat che potrebbe rivelare un vero problema da gestire, poiché ricco di specie vegetali adatte a supportare il ciclo dell’insetto.

Ad ora sono stati compiuti i primi passi grazie ad una attenta e generale monitorizzazione della specie; conoscere il territorio che la Popillia conquista è propedeutico per predisporre corrette misure di lotta. Per questo che l’appello è generale: chiunque individuasse nel proprio appezzamento questo insetto è pregato di comunicarlo tempestivamente agli organi di controllo fitosanitario competente o alla stessa Cantina della Serra che provvedera a girare l’allarme. Per segnalazioni volontarie:

piemonte.fitosanitario@regione.piemonte.it  – Via Livorno 60 – Torino – Tel 011.4321473

Articolo a cura di Vittorio Garda

Il punto sulla Flavescenza Dorata in Canavese

Sabato 28 gennaio, si è svolto a Piverone il secondo incontro “La flavescenza dorata della vite: un pericolo per i nostri vigneti, un’occasione per lavorare insieme”, volto comunicare lo stato dell’arte del progetto di monitoraggio della flavescenza dorata in Canavese, promosso dal consorzio di tutela dei marchi DOCG Caluso, DOC Canavese e Carema, in collaborazione con Il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Torino e con il Servizio Fitosanitario Regionale.
In questo incontro i vari relatori hanno esposto quali sono stati i risultati dei primi due anni di lavoro e i nuovi risultati sulla difesa da questa malattia emersi proprio dagli studi fatti nel terriotorio Canavesano.
Il fatto molto importante da evidenziare, oltre ai risultati ottenuti, è l’ampia partecipazione sia dei viticoltori che dei rappresentanti delle amministrazioni locali; questo evidenzia una grande sensibilità riguardo al problema ed una consapevolezza che solo tramite l’elevata attenzione,  l’assidua collaborazione e la continua ricerca, è possibile tenere sotto controllo una malattia che potrebbe arrivare a compromettere una parte fondamentale dell’economia Canavesana come è la viticoltura ed anche lo stesso paesaggio verrebbe deturpato dalla scomparsa dei vigneti.

Nei link sotto il materiale proiettato durante la Conferenza a cura del prof. Alma dell’Università degli Studi di Torino e del dott. Alberti e Lessio del Servizio Fitosanitario Regionale.

A. ALMA Piverone 28-1-2017.pdf

I. ALBERTIN – F. LESSIO Piverone 28-1-2017.pdf

Articolo a cura di Marco Godone

Parliamo di vendemmia 2016

Enologo Vittorio Garda

Le vendemmie, dall’epoca della mezza luna fertile, sono state tutte diverse.
Questa frase testimonia come un processo che può sembrare totalmente standardizzato in realtà non lo può essere. Questo dipende da ciò che troviamo all’interno del grappolo a seguito di una campagna caratterizzata dagli agenti atmosferici e dal lavoro manuale del viticoltore.
Per farla breve pur che l’Erbaluce sia sempre Erbaluce ogni anno avremo valori analitici più o meno bizzarri, più o meno piacevoli, più o meno gestibili; fortuna direbbe qualcuno, o sfiga, fatto sta che è questo il bello della viti-vinicoltura.
L’annata 2016 si è caratterizzata da mosti decisamente colorati causa il sole intenso nel periodo finale della maturazione. Così le ottime gradazioni alcoliche che, come per il 2015, permetteranno di avere un vino bianco superiore ai 12° per i vini base e abbondantemente superiore ai 13° per le selezioni. Il quadro acido, invece, è stato abbastanza insolito in quanto nonostante gli accumuli termici importanti si sono ritrovati nei grappoli acidità medio alte. Questo parametro ci aiuta nella preparazione dell’Erbaluce in quanto l’acidità stessa che rappresenta lo scheletro del vino bianco consente di affinare efficacemente il vino, donargli complessità aromatica e garantendone la mineralità.
Per quanto riguarda i rossi valgono i medesimi principi: ottimi alcol (sfioreremo i 14° per le selezioni). E le acidità? Verranno smussate decisamente grazie alla fermentazione malolattica (già svolta sulle selezioni) mentre l’affinamento aggiuntivo gli donerà ulteriore piacevolezza. E’ proprio da questa annata che abbiamo deciso di portare ad un affinamento minimo di un anno tutti i vini per garantire sempre maggior equilibrio fra i sensi. Grande annata anche per il passito: con l’importante raccolta di circa 40 quintali di uva che sta ancora appassendo in cassetta produrremo un ottimo mosto. Il passito, per essere un grande vino quale la sua storia pretende, necessita di elevata acidità così come alta concentrazione in zuccheri; l’annata 2015/2016 ne sarà l’esempio.

Articolo a cura di Vittorio Garda